Un’Italia alternativa (non troppo) descritta nel racconto di Alessandro Girola

 

L’italia è distopica, divisa, rancorosa e violenta. Questa è l’Italia di Alessandro Girola!

Prosegue il mio viaggio nella letteratura italiana, come nell’articolo precedente su Barbara Baraldi. L’autore è Alessandro Girola,che ci scaraventa in questo incubo tutto italiano. Scrittore indipendente e blogger (gestisce Plutonia Publication) ci regala un racconto di circa 34.000 parole, così ci annuncia sulla sua pagina dedicata al manoscritto. Un racconto distopico e dai toni neri. Ho deciso di recensirlo prima di terminarlo, perché non voglio far trasparire nulla di quello che può succedere se non le premesse.

Bisogna fare una piccola premessa. Se Luigi Musolino regala incubi oltre ogni limite gettandoci in pasto a mostri innaturali come in Uironda e Danilo Arona in qualche modo riesce a minare le certezze razionali, come in Black Magik Woman, spingendoci nelle lande dello spirito (quello nero e oscuro), Girola costringe il lettore a fare i conti con la realtà, quella veramente possibile. Qualche decennio fa, in Italia potevano sorridere a un simile scenario, molto più vicino a paesi distanti da noi. Oggi no.

Un ex velina in pericolo, lotta per la libertà!

La distopia presentata dall’autore fa tremare perché fa parte dell’oggi. Il paese è diviso, si dibatte se è giusto accogliere o no i migranti. L’Aquarius, in queste ore ne è l’esempio. Nel bel paese in questi ultimi tempi si discute di tutto mettendo tutto in discussione.

Il che potrebbe essere una cosa positiva se si parlasse in maniera razionale e costruttiva, però non è così. Si parla e si vaneggia se vaccinarsi sia in qualche modo giusto, se è giusto aiutare persone in difficoltà, alcuni si dedicano anche nella costruzione d’ipotesi alquanto creative, come affermare che la terra sia piatta. Senza dimenticarci di chi a destra e sinistra, sogna un ritorno alle origini, dove la civiltà si divide e si chiude in piccole comunità inaccessibili. In questo momento storico s’inserisce il romanzo.

Dalla follia pensata, alla follia manifesta!

Scritto nel 2017 e ambientato in un futuro avanti a noi di pochi anni, ci presenta un’Italia lacerata e vittima di una guerra civile. Tutto è causato da una seconda crisi economica forse per opera delle speculazioni cinesi, della chiusura politica indotta da Trump, dalla fragile coesione europea e dalla naturale propensione all’odio che nasce e cresce dentro di noi, quando le cose vanno male. In poco tempo l’Italia si divide veramente e al nord, è eletto un sedicente governo, aiutato da fronti nazionalistici francesi.

Le ritorsioni verso lo straniero aumentano, i mussulmani presenti si radicalizzano per reagire alla persecuzione e tutto va in malora. Nessuno riesce a fermare l’escalation di violenza e devastazione. Il governo a Roma, capeggiato da Di maggio capo del movimento, ha reazioni tiepide e cerca il dialogo, ma sembra, senza risultato. Infine intervengono gli americani.

Il nuovo presidente è Clooney, affiancato da una First Lady tutta italiana, una ex velina, che cerca di mediare con il suo popolo. L’elicottero dove si trova mentre cerca di raggiungere Milano, è abbattuto e si ritrova sola, in un mondo alieno, una terra popolata da bipedi diversi, rispetto a quelli che lei ricordava. Uomini che sino a poco prima, pagavano le tasse, portavano i propri figli a scuola, ora girano con i fucili al posto del cellulare e con sguardi folli, cercando d’imporre la propria forza ai deboli rimasti, che cercano ancora di svolgere una pseudo vita.

Un libro da leggere e che fa riflettere su come sia fragile la nostra civiltà e come una serie di scelte scellerate, possano causarne la fine. Un aggettivo per definirlo? Claustrofobico. Non tanto per gli scenari ma per quello che traspare dall’insensata vita di chi vive di una fede cieca e irrazionale.

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