La copertina del magazine Rolling Stone contro Matteo Salvini: “Chi tace è con lui…”

Matteo Salvini
Il Magazine Rolling Stone contro Matteo Salvini

Il mensile The Rolling Stone lancia un appello a musicisti, attori, scrittori e in generale ai volti nomi del mondo dello spettacolo affinché prendano una posizione chiara contro il Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Ecco l’appello del magazine

Il magazine Rolling Stone ha preso una netta posizione contro Matteo Salvini: il Ministro dell’Interno ormai quasi quotidianamente riceve critiche non solo dai governanti degli altri paesi dell’Europa, ma anche dagli stessi volti noti del mondo della musica e dello spettacolo. Questa volta è un intero magazine a schierarsi contro di lui e la sua politica e spinge tutti a chiarire la propria posizione.

Salvini, le critiche del magazine

Matteo Salvini è abituata a ricevere critiche a destra e a manca. Cantanti, attori, come Claudio Amendola, Luca Barbarossa e Gianni Morandi hanno espresso chiaramente il loro punto di vista sul pugno duro di Salvini contro i migranti. Il leader della Lega non piace a parecchie persone, ma ai suoi elettori piace e questo basta all’Italia.

Intanto però, chi non trova giusto il suo atteggiamento muove le pedine contro di lui: il magazine Rolling Stone ha avviato una sorta di petizione contro il Ministro dell’Interno. Dalla copertina è più che chiara la posizione della redazione del giornale musicale: tutti contro Salvini. I redattori si sono spinti addirittura a chiedere ai cantanti, ai giornalisti e agli scrittori di prendere una posizione contro il Ministro.

Rolling Stone, tutti contro Salvini

Il magazine ha intitolato così l’appello chiaro in copertina:

«Noi non stiamo con Salvini».

Tra l’altro sono ben chiari: chi non prende una netta posizione, è con Salvini. La ragione di questa campagna è spiegata e argomentata nei dettagli in un lungo editoriale, riportato anche sul noto sito.

Sul giornale si legge:

«Fa male vedere, giorno dopo giorno, un’Italia sempre più cattiva, lacerata, incapace di sperare e di avere fiducia negli altri e nel futuro. Fa ancora più male prendere atto che questa rabbia si è fatta potere. Non vogliamo che il nostro Paese debba trovare un nemico per sentirsi forte e unito. Per questo non possiamo tacere».

Inoltre, si legge nelle pagine della famosa rivista:

«I valori sui quali abbiamo costruito la civiltà, la convivenza, sono messi in discussione. Ci troviamo costretti a battaglie di retroguardia, su temi che consideravamo ormai patrimonio condiviso e indiscutibile»

La rivista si impegna con orgoglio alla lotta contro la discriminazione e la violenza. Pretende però che lo facciano tutti gli artisti, per dare l’esempio:

« Crediamo che volgere lo sguardo dall’altra parte e aspettare che passi la bufera equivalga a essere complici, crediamo, una volta di più, nel soft power della cultura pop, nella sua capacità di unire, condividere, accogliere».

Tanti artisti non hanno risposto all’appello ma tanti hanno aderito con piacere. Tra i primi firmatari diversi nomi del mondo della musica: Caparezza, Elisa, Fiorella Mannoia, Emma Marrone, Lo Stato sociale, dj Linus, Mauro Pagani e Roy Paci. Ma anche nel mondo del giornalismo c’è chidice No a Salvini: Daria Bignardi, Enrico Mentana, Michele Serra, il produttore Domenico Procacci e lo scrittore Erri De Luca. Da inglobare nella protesta anche la Propaganda Live con Diego Bianchi, in arte Zoro, e il fumettista Makkox. Com’è noto anche lo Chef Rubio si è schierato contro.

Il post di Mentana, la polemica

Mentana però, menzionati tra gli artisti contro Matteo Salvini, ha smentito tale posizione e ha scritto sul suo account Facebook:

«Con sorpresa ho trovato il mio nome tra gli aderenti a questa iniziativa (a meno che “Enrico Mentana, giornalista” non sia un omonimo). È un caso di malcostume, trasandatezza, sciatteria? Non so, non ho ancora letto la rivista. So però che il suo direttore mi aveva chiesto l’adesione, e la risposta è stata chiara»

Poi ha aggiunto:

«Quando voglio dire qualcosa, la dico. In prima persona, avendo la fortuna di poterlo fare in tv, e potendolo fare come tutti qui su Fb. Non credo agli appelli o alle prese di posizione perentorie e che servono solo a scopi identitari, o a volte peggio mirano a un po’ di pubblicità gratuita».

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