“E’ un criminale, sfrutta la morte per…”: le accuse choc di un poliziotto a Salvini

Amodeo, il poliziotto contro Salvini

In un’intervista  esclusiva a Orlando Amodeo all’Espresso, il primo dirigente medico della Ps appena andato in pensione rivela il suo pensiero su Salvini

Il primo dirigente medico della Ps appena andato in pensione, di Matteo Salvini non ha una buona opinione. Ecco qual è il suo pensiero in merito alle politiche di immigrazione.

Il Poliziotto e il pensiero su Salvini

Matteo Salvini non sta simpatico a molti. Uno a cui non va a genio è il poliziotto Orlando Amodeo che all’Espresso confessa il suo punto di vista sulla faccenda migranti.

«Il ministro specula sulle tragedie e costruisce la sua fortuna sulla morte. Impedire di attraccare nei porti o ostacolare il lavoro delle Ong significa fare vittime che nessuno conosce»

Poi aggiunge:

«Io, poliziotto, dico: coi migranti Salvini si comporta da criminale. Salvini? Specula da criminale sulla tragedia dei migranti e costruisce la sua fortuna sulla morte».

Le accuse al Ministro dell’Interno

Sono vere e proprie parole al vetriolo contro il vicepremier leghista. A dirle non è un poliziotto qualunque ma, Orlando Amodeo, 61 anni, primo dirigente medico della Polizia di Stato fino a pochi mesi fa:

«A me non importa chi sia, ma non sopporto la sofferenza inutile. Se qualcuno la crea per ricavarne un beneficio politico, non è altro che un criminale»

Amodeo ha lavorato in divisa per quasi trent’anni a contatto con gli immigrati facendo loro la prima accoglienza, sui moli e le banchine dopo gli sbarchi o salendo direttamente sulle imbarcazioni per prestare ai migranti le prime cure mediche. Amodeo è anche un medico, oltre che poliziotto.

Su Salvini è netto:

«Non sopporto Salvini, che parla sempre col sorriso. Ha capito che la Lega nord non avrebbe avuto un futuro, fondamentalmente sta imponendo la razza italiana, sa che manda la gente a morire. Oggi mi vergogno di essere italiano»

Il destino dei migranti per il poliziotto

Amodeo ha vissuto la realtà dei migranti con i suoi occhi ed è comprensibile come sia mosso da compassione verso queste persone che disperate girano in lungo e in largo per trovare rifugio, ma probabilmente ignora i motivi della politica del Ministro che salvaguardia l’Italia e gli italiani:

«Li rimandiamo indietro in Libia e nemmeno arriviamo a saperlo. Accade questo: cento che non partono, sono cento che muoiono. Impedire di attraccare nei porti, ostacolare il lavoro delle Ong, significa fare morti che nessuno conosce. Anche perché adesso i gommoni, per esempio, non hanno bisogno nemmeno di uno scafista, che in fondo era una garanzia che la barca arrivasse. E la gente si riorganizza: i curdi sbarcati a Capo Rizzuto a fine luglio se l’erano comprata quella barca, dovevano solo arrivare qua, avevano già i parenti in Europa. Ma se fossero affondati tu non ne avresti saputo niente. E quante ne affondano di barche così? Chi te lo dice?»

Il poliziotto sottolinea che Salvini, secondo lui, non conosce bene in fondo la storia di questa gente che rischia la vita per un porto sicuro:

“Uno le cose le impara parlando: ma se tu con questa gente non ci parli, non lo sai.Salvini di cosa parla? Prima gli italiani? Ma che c’entra?”.

Adesso è un poliziotto in pensione, quindi non deve dar conto al comando di ciò che pensa e dice:

« Perché non si possa dire che non lo sapevamo. O che non c’erano altre risposte possibili».

E poi:

«Anche Minniti, quando ha fatto accordi con i libici, l’ho mandato a quel paese. Ho presente i fatti, molto banalmente. Voglio campare da uomo libero. Comandi Salvini, Di Maio, o chiunque altro».

Sarà possibile visionare l’intervista completa nel numero dell’Espresso che uscirà  domenica 19 agosto.

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