“Casa di lusso con i soldi dell’Unicef.. “: i Renzi e le carte che li inguaiano

Renzi
Le carte che inguaiano la famiglia di Renzi

Di nuovo Matteo Renzi e la sua famiglia del mirino di Unicef. Il titolo su La Verità, il quotidiano di Maurizio Belpietro non promette bene per lui

Su La Verità, quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, Matteo Renzi è tornato ad essere il protagonista per una vicenda passata che interessa nello specifico i suoi parenti.

Renzi e i suoi dell’Unicef

Accuse pesanti contro Renzi e la sua famiglia, quelle che si leggono sul quotidiano La Verità di Belpietro. Nel sottotitolo del giornale si legge:

“Dal conto su cui arrivano i finanziamenti per la beneficenza nel 2015 parte un bonifico per il Portogallo. Pochi giorni dopo viene registrato l’acquisto del villone a Cascais del fratello del cognato dell’ex premier. E domani parte a Firenze il processo contro babbo Tiziano e mamma Laura”.

Giacomo Amadori,  che ha organizzato l’inchiesta esclusiva, scrive che:

“la saga dei 6,6 milioni di dollari, che alcuni parenti di Matteo Renzi avrebbero sottratto ai fondi per i bambini africani si arricchisce di un nuovo capitolo”.

Le novità delle indagini

Il 9 agosto i giornali riportavano la notizia dell’indagine della procura di Firenze a carico di Alessandro Conticini, 42 anni; il fratello minore Luca, 37; e Andrea, gemello di Luca e marito di Matilde Renzi, sorella dell’ex presidente del consiglio Matteo Renzi. Proprio quest’ultimo è indagato per riciclaggio e acquisti sospetti. Alcune società acquistate, nello specifico, sono indagate, tutte intestate ai parenti Renzi.

L’ex premier aveva cercato di smorzare la notizia con un post su facebook dove diceva la sua sull’indagine:

“aperta da ben DUE anni su un fratello del marito di una mia sorella per presunte irregolarità (presunte), nel suo lavoro di dirigente della cooperazione”.

Poi aveva sentenziato.

“Dopo due anni di indagini non risulta alcuna prova: ‘Le vedremo al processo’. Ma tanto basta solo evocare la vicenda per andare sui giornali oggi – esattamente come due anni fa – con un’altra condanna: quella dei titoli a effetto,”

Segui KontroKultura su Instagram, clicca QUI!