Paradossi italiani: mancano medici ma i posti restano limitati

ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Uno dei paradossi italiani si svolge nel campo delle facoltà di medicina. E’ di qualche giorno fa l’allarme della Federazione Medici di Base che si fa portavoce di una situazione che appare paradossale. Da qui a cinque anni, mancheranno ben 45.000 medici. Si tratta, per la maggior parte, di medici di base, ma anche di specialisti. Tra questi, ginecologi, cardiologi e chirurghi.

Non sorprende che a venir meno siano proprio le specializzazioni più rischiose e, quindi, più esposte a denunce da parte dei pazienti

Ma il paradosso non sta qui bensì nel numero di posti universitari disponibili per le matricole di medicina che domani 4 settembre sosterranno il test di ammissione. Si tratta di 9.705 posti distribuiti tra le varie università a cui aspirano circa 63.000 candidati. Ciò vuol dire che solo 1 studente su 6 potrà essere ammesso alla facoltà di medicina.

Si tratta di uno sbarramento iniziale che taglia fuori un gran numero di aspiranti medici a cui non si dà nemmeno la possibilità di iniziare gli studi. Non basta, coloro che passeranno il test, dopo la laurea in Medicina, troveranno un altro sbarramento, quello della specializzazione.

Ad una situazione di emergenza, come quella di cui la Federazione Medici di Base si è fatta portavoce, le istituzioni universitarie rispondono con un doppio sbarramento.

Probabilmente il problema sta a monte. Nella mancanza di infrastrutture e di risorse di cui le Università italiane possono godere. Risorse troppo limitate rispetto non solo alla richiesta degli studenti ma anche a quella dei pazienti.

Entro cinque, otto anni, 14 milioni di cittadini potrebbero rimanere senza medico di famiglia. Lo dice Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione Medici di Base.

L’auspicio è che il governo possa restituire alle Università i fondi che man mano negli anni sono stati sottratti, privando delle risorse necessarie, il traino principale dello sviluppo di un paese.

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