Si mangia le unghie per anni e le viene un cancro: medici costretti ad amputarle un dito

Si mangia unghie e rischia di morire

Courtney Whithorn è una ragazza australiana di 20 anni, protagonista di una brutta avventura che per fortuna si è conclusa a lieto fine. La ragazza fin dall’età di 16 anni ha sviluppato la cattiva abitudine di mangiarsi le unghie.

L’adolescente ha messo in atto questo comportamento come una sorta di difesa per combattere i momenti di forte stress. Per 4 anni per nascondere il problema ha indossato delle unghie finte, tuttavia questa abitudine poco igienica ed elegante ha messo particolarmente a rischio la sua salute. Alla ragazza è stato infatti diagnosticato un tumore chiamato acral lentiginous melanoma subungua.

Ragazza si mangia le unghie e rischia la vita

La ragazza ha deciso di rivolgersi a un medico quando l’unghia del pollice ha cominciato a scurirsi fino ad assumere un colore nero. Dagli accertamenti  a cui è stata sottoposta è risultato che aveva sviluppato un cancro. Oltre allo choc inziale la ragazza ha dovuto fronteggiare anche una seconda terribile notizia: per salvarle la vita i medici hanno dovuto intervenire d’urgenza amputandole il dito. La ragazza adesso sta bene, tuttavia per cinque anni dovrà sottoporsi a dei controlli periodici.

La ragazza ha spiegato che la sua abitudine di mangiarsi le unghie è nata perché all’età di 11 anni al liceo è stata vittima di bullismo. Mordersi le unghie è diventato per lei un meccanismo di difesa. Tuttavia Courtney ha compreso che non è questo il modo migliore per risolvere i probelemi, per cui ha voluto raccontare la sua storia proprio per mettere in guardia i suoi coetanei, dissuadendoli dal prendere questa abitudine deleteria per la salute.

Onicofagia: cos’è

L’onicofagia nello specifico consiste proprio nell’abitudine da parte di un soggetto pediatrico o adulto, a mangiare compulsivamente le proprie unghie. Si tratta di un disturbo che si sviluppa nel 30% dei bambini di età comprea tra i 7 e i 10 anni e nel 45% degli adolescenti.

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