Vaiolo delle scimmie, parlano gli esperti: “Non esistono cure e vaccini”

Vaiolo delle scimmie

Al Royal Free Hospital di Londra nella giornata di sabato arriva un ufficiale della marina nigeriana.  L’uomo risulta infettato dal vaiolo delle scimmie. Si tratta di una variante simile al vaiolo umano. L’uomo avrebbe contratto l’infezione virale in Nigeria, prima di mettersi viaggio per la Gran Bretagna, dove è arrivato lo scorso 2 settembre.

Le autorità sanitarie spiegano che il vaiolo della scimmie non è un virus che si trasmette facilmente e che la maggior parte dei pazienti supera l’infezione in poche settimane.

Il virus del vaiolo delle scimmie è stato osservato per la prima volta nel 1958 in alcune scimmie di laboratorio. Il virus ha quale serbatoio i roditori: in particolare scoiattoli, ratti e topi. Può essere trasmesso dagli animali infetti attraverso il sangue o i morsi. L’agente virale appartiene al genere Orthopoxvirus. Si tratta di un virus simile a quello del vaiolo.

Questa patologia infettiva si manifesta soprattutto nei villaggi africani, ad esempio in Congo e in misura minore nel Sudan. Nel 2003 si è verificata una epidemia anche negli Stati Uniti a causa del contatto con i cani delle praterie infetti dal virus.

Nella repubblica Democratica del Congo, dove si sono verificati casi di vaiolo delle scimmie, si è assistito a un incremento del numero dei malati anche tra gli esseri umani. Secondo gli esperti questo aumento dei casi di vaiolo delle scimmie tra gli esseri umani si spiega col fatto che il virus si diffonde più facilmente tra le persone che non vengono più vaccinate contro il vaiolo umano.

Virus delle scimmie: il parere degli esperti

Massimo Galli, Presidente degli infettivologi della Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali, così commenta il caso del militare nigeriano ricoverato a Londra.

“La notizia del caso importato in Europa – aggiunge – rappresenta tuttavia una ulteriore testimonianza di come viaggi in aereo possano portare in poche ore malattie della foresta profonda alle grandi città del mondo industrializzato. Una rete attiva di specialisti in grado di riconoscere questa ed altre malattie infettive emergenti costituisce un irrinunciabile strumento di protezione per la popolazione tutta”

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