Famiglia avvelenata da funghi: morte due persone

Fungo velenoso

La tragedia è accaduta a Rocca di Papa dove sei persone sono rimaste intossicate dopo aver mangiato dei funghi velenosi. Due di queste, il nonno di 78 e la moglie di 74 anni, purtroppo sono decedute mercoledì sera al Policlinico Gemelli a causa dell’avvelenamento che ha prodotto un’insufficienza multiorgano acuta provocata dall’ingestione dell’Amanita Falloide. Le altre quattro donne della famiglia restano ricoverate in ospedale in condizioni gravi.

La raccolta dei funghi fatali

Ma andiamo a ricostruire più nel dettaglio quanto accaduto. Stando a quanto si apprende, tutto ha inizio lunedì scorso quando l’anziano 78enne, il nonno della famiglia di Rocca di Papa, avrebbe raccolto i funghi che poi si sarebbero rivelati fatali, agli Orti di Barbarossa, un bosco piuttosto noto agli amanti dei funghi che si trova tra Rocca di Papa e Frascati, una località dei Castelli Romani.

L’uomo pensava di aver colto dei funghi gustosi, in realtà si trattava di alcuni esemplari di Amanita falloide, nota anche col nome di Tignosa Verdognola, che è una delle specie micologiche in assoluto più tossiche. La famiglia ha iniziato a sentirsi male poco dopo il pranzo.

Al pronto soccorso dell’ospedale San Sebastiano, i medici si sono resi subito della gravità della situazione e hanno quindi disposto il trasferimento dei pazienti nel reparto di terapia intensiva. Intanto sono in corso le indagini da parte dei carabinieri per fare chiarezza su quanto accaduto.

Amanita falloide: cos’è

L’amanita falloide può considerarsi uno dei funghi più pericolosi che esista. La tossicità deriva fondamentalmente da due composti chimici: le falloidine e le amantine. La comparsa dei sintomi generalmente avviene a distanza di 6-12 ore dall’ingestione del fungo. Tra le dodici e le quaranta ore compaiono i primi sintomi gastrointestinali, che consistono in forti dolori all’addome.

In questa fase si possono manifestare gravi complicazioni quali ipovolemia disidratazione e acuta insufficienza renale. La terza fase, denominata epatica, determina una alterazione dei valori della bilirubina e delle transaminasi. La grave insufficienza epatica che sopravviene entro 4 o 5 giorni dall’ingestione del fungo, accompagnata da una insufficienza respiratoria grave, determina la morte.

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