Alberto Stasi: la difesa lotta per il ricorso in cassazione

Alberto Stasi

Alberto Stasi, in carcere per l’omicidio di Chiara Poggi, continua a provare il ricorso in cassazione. L’avvocato del 37enne, Laura Panciroli, continua il suo percorso difensivo nei confronti del suo cliente.

Il legale di Stasi ha preparato un ricorso volto a contrastare l’ultima ordinanza da parte della corte d’appello di Brescia, la quale aveva reputato inammissibile la richiesta di revisione del processo. I giudici hanno spiegato in 49 pagine ai difensori di Alberto come mai il loro assistito dovrà rassegnarsi a scontare 16 anni di carcere.

Alberto Stasi: respinti due argomenti della difesa

La difesa di Alberto Stasi aveva portato in tribunale due argomenti. Il primo argomento verte su tre elementi: oltre a quelle del giovane c’erano altre impronte sul dispenser di sapone liquido. Sempre sul dispenser erano presenti anche alcune crosticine. Nel lavandino, come se questo non bastasse vi erano anche quattro capelli.

Questa panoramica contrasterebbe con la condanna che prevedeva quanto segue: “Le impronte digitali furono lasciate dall’assassino che essendosi imbrattato le mani con il sangue della vittima aveva avuto la necessità di lavarsele e poi ripulire portasapone e lavandino dalle tracce di sangue”.

Dati questi tre elementi, a detta dell’avvocato di Alberto Stasi l’assassino di Chiara Poggi non può essersi lavato le mani nel bagno a piano terra. Tali elementi citati non sono tuttavia riusciti a convincere l’accusa. L’ordinanza bresciana fa sapere: “La pretesa prova nuova sarebbe, nella stessa prospettiva difensiva, priva della capacità dimostrativa a ribaltare il giudizio di colpevolezza. Seguendo la tesi della difesa, infatti, nessuna impronta dell’assassino potrebbe trovarsi sul dispenser”.

I tentativi finora non sono andati a buon fine

Sempre coadiuvato dal suo avvocato, già lo scorso luglio Alberto Stasi non si era arreso alla condanna 16 anni. Anche in quell’occasione i diretti interessati avevano ribadito come nel prossimo futuro sarebbero stati presentati nuovi elementi. Tuttavia, almeno finora, i giudici non hanno mai appoggiato i tentativi del 37enne e della sua difesa.

L’omicidio di Chiara Poggi

Chiara Poggi venne trovata senza vita all’interno dell’abitazione in cui viveva assieme alla sua famiglia a Garlasco (Pavia). Era il 13 agosto 2007. I giudici hanno riconosciuto come assassino della 26enne il suo fidanzato Alberto Stasi, attualmente recluso presso il carcere di Opera. Fu proprio Alberto a chiamare il numero di emergenza. Da lì inizio tutta la vicenda. In seguito all’ultima sentenza da parte del tribunale di Brescia, la mamma di Chiara Poggi aveva fatto la seguente dichiarazione: “Io spero solo che dopo 13 anni questa storia sia finita per sempre”.

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Marco Della Corte: